La pratica Manchester è stata chiusa come da copione. Una squadra sgangherata e senza un’identità si è consegnata al rubizzo Rooney sin dai primi minuti di gioco e gli infortuni di Pato, Nesta e Antonini non suonano nemmeno come un’aggravante. Il papero non è Van Basten, Sandro non è mai stato un emulo di Kaiser Franz e il buon Luca non è certo Djalma Santos. Sfilacciati e timorosi ma volenterosi, stop. Il punto è che più in là non si poteva andare, non era lecito sperarlo e nemmeno ragionevole sognarlo, quindi nè rimproveri ne delusioni. Solo la presa d’atto che il Milan di un tempo non c’è più. E’ lontano anni luce dalle spagnole, dalle inglesi e pure dall’Inter che se supererà lo scoglio Chelsea, andrà dritta dritta a Madrid. Magari per perdere, speriamo. Ma se il presidente piange, noi non ridiamo. L’impressione di smobilitazione o quanto meno di vivacchiare con gli equlibrismi finanziari del Gallo sembrano abbastanza chiari ma potrebbe trattarsi di un ridimensionamento fatto nei momenti giusti. Se come pare la situazione finanziaria (anzi debitoria) di inglesi e spagnoli sia ormai insostenibile, in un prossimo futuro sarà impossibile cambiare rotta e fare mercato a prezzi più ragionevoli. Ma se poi non fosse così? E in ogni caso il premier ha poco da spazientirsi con Leo, Adriano o la squadra. Molti dei soldi messi sul piatto sono stati investiti male e solo da un annetto (scarso per altro) si intravede qualche politica interessante legata ai giovani. Per il resto si fa di necessità virtù come il caso Mancini insegna. In fondo non aveva la paradontite, costava poco e l’approdo naturale non poteva che essere Milanello. Di sicuro scordiamoci i migliori talenti: se arriverà qualcuno, giungerà dalla Primavera o perchè prelevato in età prescolare da qualche paese del terzo mondo.
E la cosa potrebbe anche andare bene, a patto di essere chiari con i tifosi, di chiudere i sogni nel casetto, aspettare tempi migliori e prendere atto che non è più possibile stare al passo delle altre grandi d’Europa. Dopo 25 anni di trionfi ci sta pure questo ma bisogna avere il coraggio di dirlo. Oppure che si apra la successione al trono del presidente più vincente del mondo, beduini compresi. Qualunque cosa perchè si possa capire cosa ci attende nei prossimi anni e per non restare nel limbo delle nobili decadute per chissà quanto tempo. Se poi dovremo prendere l’abitudine a festeggiare per una semifinale o per un posizionamento Champions, ok. Ma almeno che sia chiaro, così da non spegnere la TV quando il passivo avrà superato i 2 gol di scarto. Perchè nel mio piccolo in fondo, pago pure io. E mi incazzo pure. Speriamo non con il Chievo, il pop corn mi sta sullo stomaco, in special modo se lo spettacolo offerto è desolante.